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16 ottobre 2013

Sacro GRA (G. Rosi, 2013)

sacro gra

Ve lo devo dire, per me Sacro GRA non è niente di che. Documentario sulle vite che frullano attorno al Grande Raccordo Anulare di Roma. Spaccato reale di umana tristezza, povertà, amarezza. La sensazione più ricorrente è il déjà vu: il nobile decaduto, i romeni, le prostitute, i sudamericani, l'alzheimer... tutto già visto. Tuttavia, Rosi ha la fortuna di raccontare due storie uniche: la coppia padre-figlia che vive in una casa popolare e l'esperto in palme e punteruolo rosso che fa della fragilità della pianta metafora della condizione umana. Mi scuseranno Rosi e la Mostra del Cinema di Venezia, ma tutto il resto è noia.

14 aprile 2012

Diaz - Non pulire questo sangue (D. Vicari, 2012)


Daniele Vicari, attraverso gli atti processuali, firma il film che racconta il massacro avvenuto all'interno della scuola Diaz a Genova nel 2001.

La mano del regista, forse poco avvezzo al genere, fa zoppicare l'inizio del film. Il decollo avviene con l'esplosione di violenza, quando la polizia irrompe nella scuola Diaz e da quel momento sullo schermo si vedranno solo sangue, tumefazioni, ferite, e si sentiranno solo i tonfi dei manganelli, le urla e i lamenti di dolore. Gli spettatori in sala rimangono in un assoluto e immobile silenzio, assaliti da un'angoscia e un senso di impotenza difficili da scrollarsi di dosso. Un vero pugno nello stomaco. Dovresti aspettartelo perché conosci i fatti, eppure la fitta arriva lo stesso, forte e prolungata.

Purtroppo Daniele Vicari decide di puntare il dito soltanto contro la polizia, senza approfondire l'aspetto politico della vicenda, rendendo il suo film non meritevole dell'etichetta di 'cinema di denuncia'. Però è capace di descrivere chiaramente un triste momento della storia italiana, in cui riconoscere la nascita della comunicazione e dell'informazione globalizzata prima di YouTube, dell'ADSL, dei cellulari con la fotocamera, di Facebook e di Twitter.

Voto: 7,5

5 settembre 2009

Videocracy - Basta apparire (E. Gandini, 2009)

L'Italia del Presidente Silvio Berlusconi vista attraverso le trasmissioni televisive, i personaggi più famosi del jet set e le illusioni di un giovane che vuole diventare famoso a tutti i costi.

Questo film a noi Italiani non dirà nulla di nuovo, ma essendo una produzione svedese avrà una distribuzione che contribuirà almeno alla riflessione internazionale su alcuni aspetti della situazione italiana.

Chi la pensa come me (sono in pochi... il 30% degli italiani?) uscirà dalla sala cinematografica profondamente depresso. Però ero soddisfatta che si fosse dato finalmente rilievo a quello che io ho sempre sostenuto a proposito dell'Italia e degli italiani. Berlusconi, grazie al suo enorme potere mediatico, ha costruito negli ultimi decenni (e sottolineo DECENNI) un'Italia a sua immagine e somiglianza (mi ricorda qualcuno...). Un'Italia che lo vota perché si sente uguale a lui o vorrebbe diventarlo presto. Se mi guardo in giro per strada o, peggio, se accendo la TV vedo uomini come lui: volgari, arroganti, presuntuosi, ossessionati dalla perfezione (solo) estetica, amanti del cattivo gusto e del lusso sfrenato, assoggettati al sesso e sessisti.

Riccardo, il ragazzo preso a simbolo di quest'Italia allo sbando, crede di avere talento e non si accontenta di fare il semplice operaio. Lui vuole belle donne, fama e ricchezza, i suoi miti sono il Presidente e i personaggi televisivi che lui stesso ha creato.

Ed Erik Gandini non si fa sfuggire delle interessanti, quanto inedite, interviste a Lele Mora e Fabrizio Corona i quali svelano, con la guardia più abbassata del solito (trattandosi di una produzione svedese), delle realtà agghiaccianti. Mora, circondato dal candore della sua villa in Costa Smeralda, dichiara di essere un convinto fascista tanto da avere il cellulare che suona con "Faccetta nera" (con sfondo di svastiche e altri simboli nazi-fascisti). Corona, oltre a mostrarsi completamente nudo alle telecamere, dichiara di essere un Robin Hood moderno che ruba ai ricchi (a detta sua stupidi e superficiali) per dare a se stesso, invece che ai poveri. Ma complimenti!

Voto: 8

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