Visualizzazione post con etichetta Drammatico. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Drammatico. Mostra tutti i post

26 ottobre 2013

La vita di Adele (A. Kechiche, 2013)


Esiste un particolare, una sensazione, che vi rivela immediatamente se un film vi è piaciuto o meno? Per me sì. Forse è banale, ma se le immagini mi tornano in mente il giorno dopo e se mi accorgo di pensare al film quando dovrei concentrarmi su altro, vuol dire che sono stata conquistata. Naturalmente si tratta di sensazioni che non controllo e che questa volta sono in contrasto con il malcontento di ieri sera. A caldo ho paragonato La vita di Adele a un sequestro di persona: un film troppo lungo, estenuante. Solo oggi ho capito che Kechiche poteva regalarci un gran film, ma che si è fatto prendere troppo la mano, proprio come un adolescente che, eccitato dalle esplicite scene di sesso lesbo, non riesce a smettere di guardare, di insistere, di scrutare quasi morbosamente. 
La storia è intensa ed emozionante, il tema innovativo (mai visti film sull'omosessualità femminile in erba), la prova di regia è ottima e l'impegno delle due attrici protagoniste è straordinario, ma questo non basta a costringerti su una poltrona dalle 21 alle 24.30 (con due intervalli). Nulla giustifica tale prolissità, tale insistenza sul sesso. Neanche un possibile capolavoro. 

14 aprile 2012

Diaz - Non pulire questo sangue (D. Vicari, 2012)


Daniele Vicari, attraverso gli atti processuali, firma il film che racconta il massacro avvenuto all'interno della scuola Diaz a Genova nel 2001.

La mano del regista, forse poco avvezzo al genere, fa zoppicare l'inizio del film. Il decollo avviene con l'esplosione di violenza, quando la polizia irrompe nella scuola Diaz e da quel momento sullo schermo si vedranno solo sangue, tumefazioni, ferite, e si sentiranno solo i tonfi dei manganelli, le urla e i lamenti di dolore. Gli spettatori in sala rimangono in un assoluto e immobile silenzio, assaliti da un'angoscia e un senso di impotenza difficili da scrollarsi di dosso. Un vero pugno nello stomaco. Dovresti aspettartelo perché conosci i fatti, eppure la fitta arriva lo stesso, forte e prolungata.

Purtroppo Daniele Vicari decide di puntare il dito soltanto contro la polizia, senza approfondire l'aspetto politico della vicenda, rendendo il suo film non meritevole dell'etichetta di 'cinema di denuncia'. Però è capace di descrivere chiaramente un triste momento della storia italiana, in cui riconoscere la nascita della comunicazione e dell'informazione globalizzata prima di YouTube, dell'ADSL, dei cellulari con la fotocamera, di Facebook e di Twitter.

Voto: 7,5

3 aprile 2012

Romanzo di una strage (M.T. Giorgana, 2012)

«Esci da quell'ora e mezza di spettacolo sapendone di più sull'Italia, sullo Stato in cui vivi, sulla gente con la quale condividi le tue sorti nel bene e nel male, sui veleni che inquinano la società e sul doppio o addirittura triplo livello sui cui piani si è svolta la storia dell'Italia del Novecento, la nostra storia» (Eugenio Scalfari).

26 marzo 2012

17 ragazze (D. e M. Coulin, 2011)

Le sorelle Coulin ambientano a Lorient, in Bretagna, un fatto realmente accaduto nel 2008 in Massachusetts. Diciassette ragazze dello stesso liceo decidono di rimanere incinte contemporaneamente con l’utopico progetto di crescere i loro figli insieme (una comunità di mamme un po’ hippie), e in modo possibilmente diverso da come loro stesse sono state cresciute dai genitori.

Dopo aver visto questo film, la mente corre immediatamente a Juno (J. Reitman, 2007) in cui una ragazzina rimasta incinta decide di portare avanti la gravidanza. In Juno però non solo i presupposti, ma anche le conseguenze sono diametralmente opposte rispetto a 17 ragazze: il concepimento è il tipico incidente di percorso al quale porre rimedio nel migliore dei modi, e Juno (Ellen Page) – nonostante sia un’adolescente ribelle e un po’ mascolina – impara nei nove mesi di gestazione ad affrontare la gravidanza con maturità e senso di responsabilità; il messaggio era semplice “Anche una gravidanza prematura e non desiderata può renderti migliore”.

In 17 ragazze invece il concepimento non solo è desiderato, è soprattutto pianificato. La gravidanza è l’unico angolo di mondo che sfugge al controllo dei genitori, della scuola e dei maschi coetanei (descritti come meri oggetti sessuali): è un prezioso angolo di libertà che consente a queste diciassette adolescenti di immaginare un futuro diverso rispetto a quello prospettato dalle loro famiglie. La gravidanza le rende speciali e unite, dà loro nuovi stimoli, senza mai renderle più mature e più responsabili. I nove mesi di gestazione sono solo il necessario percorso per arrivare all’agognata libertà. Niente di poetico, niente di educativo.

Questa scelta si rivela subito come il capriccioso desiderio di un gruppo di ragazze ribelli o semplicemente vittime del modello imitativo tipico dell’età adolescenziale. Non esiste senso morale, né la possiblità che una prematura gravidanza possa far crescere le protagoniste, donando loro maggiore senso di responsabilità e un’immediata maturità.

Le due registe fotografano la vicenda e la mostrano per quella che è, lasciando agli spettatori il compito di trarre dei giudizi e alle immagini quello di prospettare le uniche conseguenze possibili.

Voto: 8

[Premio Speciale della Giuria al 29° Torino Film Festival]

16 settembre 2011

This is England (S. Meadows, 2006)

Inghilterra, 1983. Shaun ha dodici anni e la sua vita è un inferno. I compagni di scuola lo deridono continuamente per il suo abbigliamento hippie e fuori moda, suo padre è morto nella guerra delle Falkland lasciandolo solo con la madre e le difficoltà economiche non mancano. L'incotro casuale con un gruppo di giovani skinhead cambierà la sua vita.
Il tipico racconto di formazione in cui il protagonista si imbatte nelle prime esperienze sessuali, nell'incarnazione del bene e del male, nella violenza e nei meccanismi sociali e politici della società in cui vive.
L'ottimo spunto per descrivere il movimento skinhead si appiattisce spesso in una sceneggiatura ridondante e immobile. Il giovane Thomas Turgoose è bravissimo nei panni del ragazzo confuso e incazzato grazie alla sua (forse naturale) espressione corrucciata.
Lo sguardo autobiografico del regista Shane Meadows sull'Inghilterra dei primi anni '80, attraverso gli ideali degli skinhead, ne rivela tutte le contraddizioni: un amore talmente grande per la propria terra da sfociare nella violenza e nel razzismo.

Voto: 6,5

4 giugno 2011

Corpo celeste (A. Rohrwacher, 2011)

Un'opera prima coraggiosa. Alice Rohrwacher (la sorella di Alba) strizza l'occhio a Matteo Garrone e al cinema grottesco di Ciprì e Maresco, per raccontare la provincia di Reggio Calabria in tutte le sue arretratezze culturali e sociali, ma anche nella smania del moderno e del tecnologico. L'acerbo senso critico di una ragazzina di 13 anni ci ricorda quanto sia dura essere diversi, quando ci si accorge di essere un "corpo celeste", lontano anni luce dalla Terra.
Bellissimo!

Voto: 9

2 giugno 2011

Il primo incarico (G. Cecere, 2010)

Il primo incarico per Giorgia Cecere. Un film dilettantesco, spesso mal recitato. Isabella Ragonese sa fare di meglio, forse quando è diretta meglio. Peccato, perché la sceneggiatura è interessante e molto vera.

Voto: 5

30 maggio 2011

The Tree of Life (T. Malick, 2011)

Dopo 2001: Odissea nello spazio, 2011: La vita sulla Terra.
Un film sul senso della vita. Malick ci mostra come il microcosmo della famiglia racchiuda in sé tutte le dinamiche del mondo conosciuto: la nascita, la morte, il senso del divino, l'amore, la crudeltà... Possono delle immagini trasmettere lo smarrimento e la solitudine dell'uomo davanti alla grandezza della natura? Malick ci prova con questo film "sperimentale" e, secondo me, ci riesce.

Voto: 8

9 novembre 2010

Animal Kingdom (D. Michôd, 2010)

Ritrovarsi improvvisamente all'interno di una famiglia di delinquenti può avere le stesse dinamiche del regno animale. Bisogna capire chi sono i forti e chi i deboli, come relazionarsi alla morte e all'amore. Tutto si chiarisce a poco a poco, per arrivare ad un finale davvero imprevedibile e significativo.

Voto: 8

[Miglior film straniero al Sundance Festival 2010]

Last Night (M. Tadjedin, 2010)

Esistono matrimoni perfetti capaci di resistere a qualsiasi tentazione o superare qualsiasi sospetto? Certamente non è facile. Soprattutto quando riaffiorano amori passati e "incompleti" o donne sexy e apparentemente perfette.
Questo film ci pone un quesito: davvero il tradimento fisico è più doloroso di quello mentale?
Per me no.
Per voi?

Voto: 7

6 ottobre 2009

La custode di mia sorella (N. Cassavetes, 2009)

Kate Fitzgerald è un'adolescente colpita da leucemia. La sua famiglia combatte da sempre la sua battaglia, al punto da ricorrere all'eugenetica per concepire Anna, figlia minore. Anna ha undici anni ed è stata concepita in provetta per essere donatrice compatibile della sorella malata. Ma un giorno Anna denuncia i genitori e chiede l'emancipazione medica e i diritti sul proprio corpo.

Un film inutilmente strappalacrime costruito per fare piangere dal primo all'ultimo secondo. E' tale il senso di angoscia che si comincia a sperare che la ragazza muoia il prima possibile (consapevoli della finzione cinematografica...). Un film al femminile che esalta le doti drammatiche di Abigail Breslin e fa scoprire quelle di Cameron Diaz (bella anche nella disperazione e a cranio rasato).

Voto: 4

Il grande sogno (M. Placido, 2009)

Un film corale sugli anni della contestazione studentesca (1968 e dintorni) vissuta da tre personaggi molto diversi.

Qualcuno potrebbe definirlo il "solito film italiano" ed io, in fondo, sono d'accordo. Michele Placido confeziona un sorta di remake de La meglio gioventù di Marco Tullio Giordana con esiti ben più scarsi. Il film racconta le contestazioni studensche del '68, racconta dei sogni e delle utopie di una generazione di giovani contestatori.

Riccardo Scamarcio è il più bravo dei tre grazie anche ad un ruolo che sembra cucito addosso a lui. Jasmine Trinca si dà al nudo ma rimane un po' sottotono. Luca Argentero (bello bello bello) è imprigionato in un personaggio senza anima e senza spessore.

In alcune scene il doppiaggio è pessimo.

Voto: 5

5 settembre 2009

Chéri (S. Frears, 2009)

Parigi, inizi Novecento. I lussi della Belle Époque rendono le cosidette cortigiane (prostitute di alto livello) alcune fra le donne più ricche e più potenti di Francia. Accompagnate da uomini ricchi e facoltosi (giovani e vecchi), grazie al loro fascino e alle loro "arti" ottengono fama e prosperità.

Stephen Frears e Michelle Pfeiffer si ritrovano dopo il grande successo de Le realzioni pericolose. Nuovamente un film in costume, ma la storia è meno trascinante.

La Pfeiffer ruba la scena a tutti gli altri: come sempre perfetta nei meravigliosi abiti dell'epoca, bellissima e con uno sguardo tanto espressivo da sembrare magnetico.

Il film parte bene, con ironia e con gli ormai famosi dialoghi al vetriolo tipici del genere; nella parte centrale si adagia un po' fino a diventare noioso, per terminare con una massiccia dose di malinconia che colpirà soprattutto le spettatrici donne: nonostante la sua immensa bellezza e ricchezza, Léa (M. Pfeiffer) non avrà una vita felice e dovrà continuamente confrontarsi con gli anni che passano e con gli amori impossibili.

Voto: 6

11 giugno 2009

Vincere (M. Bellocchio, 2009)

La vita del giovane Benito Mussolini si intreccia casualmente con quella di Ida Dalser. Il loro amore passionale condurrà lui al successo e lei alla disperazione.

Un film d'autore. Bellissimo ed intenso. Una prova superata a pieni voti sia per Filippo Timi che per Giovanna Mezzogiorno.

Una storia che abbraccia decenni indimenticabili della storia d'Italia e racconta la vicenda straziante di una donna abbandonata. Immagini "futuristiche" si intrecciano a documenti dell'epoca. Alcune scene valgono da sole il biglietto!

Voto: 8.5

ShareThis