6 ottobre 2009

La custode di mia sorella (N. Cassavetes, 2009)

Kate Fitzgerald è un'adolescente colpita da leucemia. La sua famiglia combatte da sempre la sua battaglia, al punto da ricorrere all'eugenetica per concepire Anna, figlia minore. Anna ha undici anni ed è stata concepita in provetta per essere donatrice compatibile della sorella malata. Ma un giorno Anna denuncia i genitori e chiede l'emancipazione medica e i diritti sul proprio corpo.

Un film inutilmente strappalacrime costruito per fare piangere dal primo all'ultimo secondo. E' tale il senso di angoscia che si comincia a sperare che la ragazza muoia il prima possibile (consapevoli della finzione cinematografica...). Un film al femminile che esalta le doti drammatiche di Abigail Breslin e fa scoprire quelle di Cameron Diaz (bella anche nella disperazione e a cranio rasato).

Voto: 4

Il cattivo tenente - Ultima chiamata New Orleans (W. Herzog, 2009)

Un tuffo nel fango delle acque straripate (causa dell'uragano Katrina) che ha invaso le carceri e il destino del poliziotto Nicolas Cage è segnato: un trauma alla schiena che lo renderà claudicante e che lo costringerà all'assunzione di droghe per resistere ai dolori.

Io ho adorato il Werner Herzog di Grizzly Man ed ero fiduciosa nonostante il mio odio profondo per Nicolas Cage. E' stata, invece, una grande delusione. Sapevo che si trattava di un remake (dell'omonima pellicola di Abel Ferrara), ma speravo in un film geniale come solo un regista come Herzog può confezionare. Invece, mi sono ritrovata a guardare un poliziesco convenzionale, se non fosse per le divertenti allucinazioni di cui è vittima Cage, che lasciano trasparire il vero talento del regista. Il resto del film è piatto, senza tensione e lo spettatore si lascia condurre dalle immagini senza alcuna curiosità.

Voto: 4

Il grande sogno (M. Placido, 2009)

Un film corale sugli anni della contestazione studentesca (1968 e dintorni) vissuta da tre personaggi molto diversi.

Qualcuno potrebbe definirlo il "solito film italiano" ed io, in fondo, sono d'accordo. Michele Placido confeziona un sorta di remake de La meglio gioventù di Marco Tullio Giordana con esiti ben più scarsi. Il film racconta le contestazioni studensche del '68, racconta dei sogni e delle utopie di una generazione di giovani contestatori.

Riccardo Scamarcio è il più bravo dei tre grazie anche ad un ruolo che sembra cucito addosso a lui. Jasmine Trinca si dà al nudo ma rimane un po' sottotono. Luca Argentero (bello bello bello) è imprigionato in un personaggio senza anima e senza spessore.

In alcune scene il doppiaggio è pessimo.

Voto: 5

Whatever Works - Basta che funzioni (W. Allen, 2009)

Boris Yelnikoff, un tempo fisico di fama mondiale ed ora uomo anziano cinico, ipocondriaco, paranoico, misantropo, è in lotta con il mondo. Finché, un giorno, non incappa in Melody, una giovane miss di provincia che è fuggita nella Grande Mela e dorme in strada.

Il grande Woody torna a Manhattan e abbandona la sua musa Scarlett Johansson. Per interpretare i suoi personaggi sceglie l'attore comico Larry David molto famoso in America e la giovane Evan Rachel Wood, che anche nella vita reale sembra preferire partner molto più grandi di lei.

Il vecchio Boris è il perfetto alter ego di Allen, con tutte le sue paranoie e le sue battute al vetriolo. Mentre Melody è la perfetta ragazza di provincia, scemotta e superficiale.

Il film però sembra già visto. Anche se si ride spesso, manca quel guizzo che era invece ben presente in Vicky Cristina Barcelona.

P.S.: vogliamo parlare di quant'è brutta questa locandina?!

Voto: 6

The informant! (S. Soderbergh, 2009)

Mark Whitaker è un lato dirigente dell'azienda agroalimentare ADM. Nonostante la sua propensione alla bugia, Mark diventa informatore dell'FBI per smascherare le irregolarità della multinazionale per cui lavora. Soderbergh racconta una storia vera e si affida alla bravura di un Matt Damon ingrassato e trasformato nel perfetto borghese americano. Dal trailer avevo capito che si trattasse di una commedia divertente, ma questo è vero solo in parte. Forse sono io a non aver capito il film, ma a me non è piaciuto. Sono andata avanti nella visione un po' annoiata e molto disinteressata.

Voto: 5

5 settembre 2009

Chéri (S. Frears, 2009)

Parigi, inizi Novecento. I lussi della Belle Époque rendono le cosidette cortigiane (prostitute di alto livello) alcune fra le donne più ricche e più potenti di Francia. Accompagnate da uomini ricchi e facoltosi (giovani e vecchi), grazie al loro fascino e alle loro "arti" ottengono fama e prosperità.

Stephen Frears e Michelle Pfeiffer si ritrovano dopo il grande successo de Le realzioni pericolose. Nuovamente un film in costume, ma la storia è meno trascinante.

La Pfeiffer ruba la scena a tutti gli altri: come sempre perfetta nei meravigliosi abiti dell'epoca, bellissima e con uno sguardo tanto espressivo da sembrare magnetico.

Il film parte bene, con ironia e con gli ormai famosi dialoghi al vetriolo tipici del genere; nella parte centrale si adagia un po' fino a diventare noioso, per terminare con una massiccia dose di malinconia che colpirà soprattutto le spettatrici donne: nonostante la sua immensa bellezza e ricchezza, Léa (M. Pfeiffer) non avrà una vita felice e dovrà continuamente confrontarsi con gli anni che passano e con gli amori impossibili.

Voto: 6

Videocracy - Basta apparire (E. Gandini, 2009)

L'Italia del Presidente Silvio Berlusconi vista attraverso le trasmissioni televisive, i personaggi più famosi del jet set e le illusioni di un giovane che vuole diventare famoso a tutti i costi.

Questo film a noi Italiani non dirà nulla di nuovo, ma essendo una produzione svedese avrà una distribuzione che contribuirà almeno alla riflessione internazionale su alcuni aspetti della situazione italiana.

Chi la pensa come me (sono in pochi... il 30% degli italiani?) uscirà dalla sala cinematografica profondamente depresso. Però ero soddisfatta che si fosse dato finalmente rilievo a quello che io ho sempre sostenuto a proposito dell'Italia e degli italiani. Berlusconi, grazie al suo enorme potere mediatico, ha costruito negli ultimi decenni (e sottolineo DECENNI) un'Italia a sua immagine e somiglianza (mi ricorda qualcuno...). Un'Italia che lo vota perché si sente uguale a lui o vorrebbe diventarlo presto. Se mi guardo in giro per strada o, peggio, se accendo la TV vedo uomini come lui: volgari, arroganti, presuntuosi, ossessionati dalla perfezione (solo) estetica, amanti del cattivo gusto e del lusso sfrenato, assoggettati al sesso e sessisti.

Riccardo, il ragazzo preso a simbolo di quest'Italia allo sbando, crede di avere talento e non si accontenta di fare il semplice operaio. Lui vuole belle donne, fama e ricchezza, i suoi miti sono il Presidente e i personaggi televisivi che lui stesso ha creato.

Ed Erik Gandini non si fa sfuggire delle interessanti, quanto inedite, interviste a Lele Mora e Fabrizio Corona i quali svelano, con la guardia più abbassata del solito (trattandosi di una produzione svedese), delle realtà agghiaccianti. Mora, circondato dal candore della sua villa in Costa Smeralda, dichiara di essere un convinto fascista tanto da avere il cellulare che suona con "Faccetta nera" (con sfondo di svastiche e altri simboli nazi-fascisti). Corona, oltre a mostrarsi completamente nudo alle telecamere, dichiara di essere un Robin Hood moderno che ruba ai ricchi (a detta sua stupidi e superficiali) per dare a se stesso, invece che ai poveri. Ma complimenti!

Voto: 8

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