10 febbraio 2012

The Iron Lady (P. Lloyd, 2011)

Questo film vorrebbe raccontare la storia di Margaret Thatcher. Uso il condizionale perché sullo schermo avviene l’esatto contrario. Phyllida Lloyd non rende giustizia a un personaggio fondamentale della storia europea; concentra tutte le sue energie nel lacrimevole racconto di una vecchina malata di alzheimer, lasciando solo le briciole agli aspetti storico-politici. Eppure Margaret Thatcher è stata la prima – e finora l’unica – donna a diventare Primo Ministro dell’Inghilterra, una donna che ha dedicato tutta la sua vita all’impegno politico fronteggiando il terrorismo (per mano dell’IRA), la disoccupazione, la guerra fredda, i disordini sociali e la guerra delle Falkland. Undici anni di governo sono liquidati in poche immagini, descritte sommariamente, a bocconi, quasi uno stralcio enciclopedico illustrato. La regista si concentra sull’aspetto femminista della storia credendo, forse, che la Thatcher abbia qualcosa in comune con la protagonista di Mamma mia!
In fondo non ci sarebbe voluta chissà quale abilità narrativa per scorrere solo undici anni di storia, considerando che Paolo Sorrentino è stato capace di raccontare magistralmente decenni di storia italiana ne Il Divo.
Questo film è un fallimento e se non fosse per l’interpretazione, il trucco e parrucco di Meryl Streep, sarebbe destinato all’oblio.

Voto: 4,5

15 gennaio 2012

La talpa (T. Alfredson, 2011)

Londra, 1973. Il Circus (servizi segreti britannici) viene scosso dal violento fallimento di una missione in Ungheria. Il capo, Controllo (John Hurt), e il suo fidato collaboratore, George Smiley (Gary Oldman), sono costretti alle dimissioni. A quest’ultimo, però, verrà affidato in segreto il duro compito di scoprire l’identità di una talpa filosovietica infiltrata ai vertici del Circus.

Definirlo thriller è davvero un errore (vedi citazione sulla locandina). Si tratta piuttosto della classica storia di spionaggio, e come tale necessita di parecchio caffè e concentrazione prima di iniziarne la visione. Forse però Alfredson ha un po’ esagerato. Non puoi distrarti un attimo, devi quasi prendere appunti per seguire l’intricata vicenda: devi ricordare nomi, luoghi e date senza possibilità di errore. Il primo tempo tesse la fitta trama della tela e il secondo tempo a poco a poco la sfila fino ad arrivare al bandolo della matassa. Ma che fatica! Sembrava che all'uscita dalla sala ci attendesse un valutatore di attenzione/intelligenza/logica per dare a ogni spettatore il voto che meritava sulla base di quanto aveva capito della trama e dell'intreccio.

Un film impeccabile a livello tecnico: ottimi attori (su tutti un Oldman strepitoso!), fotografia vivida e mimetica, ricostruzione storica coerente. Una bolla di sentimenti contrastanti inesplosi che racchiude in sé tutte le strategie e i complotti che segnarono la storia politica dei Paesi coinvolti nella guerra fredda. Bastava forse rendere la sceneggiatura più semplice per ottenere un gran film.

Voto: 6

J. Edgar (C. Eastwood, 2011)

L’odierna FBI nasce dalla mente geniale di un uomo ossessionato dalla sicurezza del proprio Paese. Talmente ossessionato da vedere nemici ovunque e da cancellare qualsiasi cosa lo distraesse dal suo lavoro.

Clint Eastwood confeziona un film biografico difficile, perché è estremamente complesso raccontare quarantotto anni di storia americana, piena di vicende misteriose, omicidi politici (J. F. Kennedy e Martin Luther King) e complotti ancora non completamente svelati. In un contesto del genere, solo un uomo di ferro come Edgar Hoover poteva sopravvivere.

Una ricostruzione storica perfetta fa da cornice a un fitto intreccio di eventi che si lasciano seguire con facilità. Soltanto una solida sceneggiatura consente allo spettatore di non perdersi mai nel labirinto delle strategie di spionaggio politico, ed evidentemente Eastwood lo sa bene.

DiCaprio ritorna nei panni di un ricco e potente megalomane – dopo The Aviator – e non dimentica i preziosi consigli di Scorsese, mettendo in scena un Edgar Hoover tanto ferreo nella vita pubblica quanto fragile in quella privata. Gli unici affetti che lo circondano sono la madre (Judi Dench), il collaboratore Clyde Tolson (Armie Hammer, suo amante) e la segretaria personale (Naomi Watts).

Tutto perfetto tranne il pessimo invecchiamento artificiale di Armie Hammer, che sembra più un pupazzo satirico che non un elegante e facoltoso anziano.

Voto: 8

2 gennaio 2012

Preferiti del 2011

Mi sono decisa. Ecco tra tutti i film che ho visto nel 2011, i miei preferiti!
Quali sono i vostri?

 

Tamara Drewe – Tradimenti all’inglese

Biutiful

Il cigno nero

Corpo celeste

Contagion

Carnage

Il Re Leone 3D

Midnight in Paris

Le Idi di marzo

 

Questa non è una classifica. I film sono ordinati per data di uscita nelle sale cinematografiche italiane.

10 dicembre 2011

1921 – Il Mistero di Rookford (N. Murphy, 2011)

Locandina 1921 - Il Mistero di Rookford

Londra, 1921. L’Inghilterra è profondamente scossa dai milioni di morti causati dalla guerra e dalla Spagnola. La scrittrice di successo Florence Cathcart (Rebecca Hall) collabora con la polizia per smascherare sedicenti medium che lucrano sul dolore delle persone che hanno perso un familiare.  Florence è una delle poche donne erudite dell’epoca, è indipendente e fermamente razionale finché non viene coinvolta da Robert Mallory (Dominic West) nel misterioso caso di un bambino trovato morto in un collegio di campagna. Dopo pochi giorni di indagini il mistero sembra risolto, ma le certezze di Florence cominciano a vacillare.

Nick Murphy (al suo primo lungometraggio) approfitta dell’atmosfera tetra e misteriosa della campagna inglese per confezionare un thriller vecchia maniera senza troppa fatica. Basta un cielo plumbeo, un bosco fitto, una residenza nobiliare decaduta per farci sentire qualche brivido, grazie anche alla fotografia efficacemente gestita. Non aspettatevi un thriller rivoluzionario, perché questo film è un po’ un collage di soggetti già visti e rivisti come The Other o Giro di vite di Henry James. Ma nonostante pecchi di originalità, è capace di mantenere viva l’attenzione e di far fare qualche balzo sulla poltrona.
Rebecca Hall dimostra di saper reggere il ruolo di unica protagonista e si destreggia bene tra misteri e fantasmi.

Voto: 7

9 dicembre 2011

Midnight in Paris (W. Allen, 2011)

Locandina Midnight in Paris

Prendi la splendida Parigi, un pizzico della sottile ironia di Woody Allen e la musica senza tempo di Cole Porter, otterrai un film indimenticabile. E da una sceneggiatura che si basa sulla nostalgica malinconia dei bei tempi passati non puoi che aspettarti questo: un regista 77enne che firma l’ennesimo capolavoro che rimarrà nella storia.

Il protagonista è Gil  (Owen Wilson) uno scrittore/sceneggiatore americano in vacanza a Parigi con la futura moglie Inez (Rachel McAdams) e i suoceri. Gil è un uomo irrisolto, non sa cosa vuole dalla vita e non sa che futuro lo aspetterà. Ha una sola certezza: il grande amore per Parigi. Proprio la magia della Ville Lumiêre a mezzanotte di ogni sera lo catapulta nella Parigi degli anni Venti, popolata dai suoi grandi miti della letteratura quali Hemigway, T.S. Eliot, Scott Fitzgerald, dell’arte quali Pablo Picasso e Salvador Dalì (Adrien Brody). Il fervore artistico di quell’epoca ridona a Gil la voglia di vivere, allontanandolo da un presente deludente («perché deludente è la vita stessa»). Ma si può vivere per sempre nel romantico ricordo del passato? Gil e Allen ci rispondono di no. Bisogna avere il «coraggio» (la parola magica di Hemigway) di essere felici nel presente, liberandoci di quelle zavorre che non ci permettono di essere noi stessi.
Un soggetto e una sceneggiatura senza limiti di spazio e di tempo che trova (purtroppo) il suo protagonista in un Owen Wilson scialbo e monocorde, affiancato dalla recitazione “posteriore” di Rachel McAdams (lo stesso Allen sembra preferire la prova attoriale del suo sedere più che della sua faccia!). Bravissimi invece Adrien Brody, Michael Sheen e gli altri attori di contorno.

Voto: 9

16 settembre 2011

This is England (S. Meadows, 2006)

Inghilterra, 1983. Shaun ha dodici anni e la sua vita è un inferno. I compagni di scuola lo deridono continuamente per il suo abbigliamento hippie e fuori moda, suo padre è morto nella guerra delle Falkland lasciandolo solo con la madre e le difficoltà economiche non mancano. L'incotro casuale con un gruppo di giovani skinhead cambierà la sua vita.
Il tipico racconto di formazione in cui il protagonista si imbatte nelle prime esperienze sessuali, nell'incarnazione del bene e del male, nella violenza e nei meccanismi sociali e politici della società in cui vive.
L'ottimo spunto per descrivere il movimento skinhead si appiattisce spesso in una sceneggiatura ridondante e immobile. Il giovane Thomas Turgoose è bravissimo nei panni del ragazzo confuso e incazzato grazie alla sua (forse naturale) espressione corrucciata.
Lo sguardo autobiografico del regista Shane Meadows sull'Inghilterra dei primi anni '80, attraverso gli ideali degli skinhead, ne rivela tutte le contraddizioni: un amore talmente grande per la propria terra da sfociare nella violenza e nel razzismo.

Voto: 6,5

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